Divieto di transito nel 2026: quando si usa, pannelli “eccetto…”, differenze con senso vietato, sanzioni art. 146 e casi ZTL art. 7 con esempi di errori tipici.
Data di pubblicazione
25 Agosto 2025
Autore
Team AutoSuperMarket

Divieto di transito 2026: significato, eccezioni e multa

Data di pubblicazione
25 Agosto 2025

7 min

Il divieto di transito è il segnale rotondo con bordo rosso e centro bianco che vieta la circolazione in una strada o in un tratto di strada, salvo eventuali eccezioni indicate dai pannelli integrativi.

Il punto che crea più confusione è questo: la multa non è sempre la stessa. Se si tratta della semplice violazione della segnaletica, il riferimento generale è l’art. 146 del Codice della Strada, con sanzione da 42 a 173 euro; quando invece il divieto dipende da ordinanze o limitazioni locali, soprattutto in ZTL, aree pedonali o divieti di circolazione disposti dal Comune o dall’ente proprietario della strada, entrano in gioco gli articoli 6 e 7, con importi che possono arrivare fino a 344 euro o a 332 euro nei casi di ZTL e aree pedonali.

 

Cosa significa davvero il cartello di divieto di transito

Nel Regolamento di esecuzione del Codice della Strada il divieto di transito è indicato come figura II.46 ed è uno dei segnali generici di divieto. In pratica segnala che in quel tratto non puoi proseguire con i veicoli ai quali il divieto si applica. Proprio perché è un segnale molto essenziale, viene spesso accompagnato da pannelli che ne precisano validità, orari, categorie escluse o deroghe.

È anche uno dei segnali di divieto che crea più dubbi a chi sta preparando la patente B, perché a colpo d’occhio viene confuso con altri segnali molto simili ma con effetti diversi.

 

Differenza tra divieto di transito e divieto di accesso

La distinzione più importante è quella con il divieto di accesso. Il senso vietato impedisce l’ingresso da una determinata direzione, tipicamente in una strada a senso unico percorsa nel verso opposto; il divieto di transito, invece, esprime un divieto di circolazione sul tratto interessato e può essere totale oppure limitato a certe categorie o a certe fasce orarie se sotto compare un pannello integrativo. È una distinzione che, nella pratica, deriva proprio dal diverso uso dei due segnali previsti dal regolamento.

Detto in modo semplice: con il divieto di accesso stai entrando dal lato sbagliato; con il divieto di transito stai impegnando una strada o un tratto che, per te o per quella categoria di veicoli, in quel momento non è percorribile.

 

Quando il divieto non vale per tutti

Il cartello da solo non basta sempre a capire tutto. L’articolo 83 del Regolamento prevede infatti pannelli integrativi che possono precisare il significato del segnale, limitarne l’efficacia a determinate categorie oppure introdurre vere e proprie eccezioni. Per questo sotto un divieto di transito puoi trovare indicazioni come “eccetto residenti”, “eccetto autorizzati”, “eccetto carico e scarico”, un limite orario o una categoria specifica di veicoli. Il regolamento distingue chiaramente tra pannelli che limitano la validità e pannelli che concedono una deroga tramite la dicitura “eccetto”.

Anche il Ministero, nelle direttive sui provvedimenti locali di circolazione, richiama proprio l’uso del divieto di transito accompagnato da pannello integrativo con formule del tipo “eccetto veicoli autorizzati…”. Questo è il motivo per cui leggere solo il disco rosso e bianco, senza guardare la riga sotto, porta molto spesso a sbagliare.

 

Dove si incontra più spesso

Il divieto di transito compare spesso in quattro situazioni. La prima è la chiusura di una strada o di un tratto per motivi di sicurezza, lavori, eventi o incolumità pubblica. La seconda riguarda limitazioni ambientali o di traffico stabilite dai Comuni nei centri abitati. La terza è l’accesso a strade private o passi carrabili, dove il segnale può essere completato dal pannello “proprietà privata”. La quarta è il contesto dei varchi urbani e delle ZTL, dove il divieto può riguardare tutti i veicoli oppure solo alcune categorie, anche in orari prestabiliti: chi vuole capire come funziona una zona con divieto di accesso trova spesso questi segnali combinati.

Sul tema della strada privata c’è un dettaglio utile: il Comune di Ravenna, ad esempio, prevede espressamente l’installazione del segnale di divieto di transito figura II.46 con pannello “proprietà privata” in corrispondenza di accessi carrabili o strade private. Questo aiuta a capire che, in certi contesti, il cartello non serve solo a regolare il traffico pubblico ma anche a segnalare in modo formale che l’area non è liberamente percorribile.

 

Quanto costa la multa per divieto di transito

Qui conviene essere molto precisi, perché è il punto su cui nascono più equivoci.

Se superi un normale divieto di transito e la violazione viene contestata come inosservanza della segnaletica, il riferimento generale è l’art. 146 comma 2 del Codice della Strada: la sanzione va da 42 a 173 euro. Lo stesso articolo, però, precisa che restano ferme le sanzioni particolari previste dagli articoli 6 e 7.

Se invece il divieto deriva da un provvedimento dell’ente proprietario della strada o da un’ordinanza di circolazione, allora si entra nel campo dell’art. 6 o dell’art. 7. Fuori dai centri abitati, per gli altri obblighi, divieti e limitazioni previsti dall’art. 6, la sanzione è da 87 a 344 euro. Nei centri abitati, l’art. 7 prevede in via generale 42 a 173 euro, ma per la violazione del divieto di circolazione nelle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato la sanzione sale a 83 a 332 euro.

In altre parole, due situazioni che a occhio sembrano identiche possono produrre verbali diversi. È proprio per questo che, quando il divieto di transito si inserisce in una disciplina più ampia di circolazione urbana, ZTL o limitazione ambientale, non basta fermarsi al solo articolo 146.

 

Divieto di transito e ZTL non sono la stessa cosa

Una ZTL non coincide automaticamente con il semplice divieto di transito. Le linee guida del MIT spiegano che il segnale di varco della ZTL indica l’inizio di un’area in cui accesso e circolazione sono limitati nel tempo o a particolari categorie di veicoli, e che può includere pannelli su giorni, orari, categorie escluse, deroghe ed eccezioni. In più, per le ZTL con divieti riferiti solo ad alcune categorie, la segnaletica deve rendere la prescrizione immediata e specifica proprio per quei veicoli.

Per chi guida cambia molto: un disco di divieto di transito su una singola strada e un varco ZTL con disciplina oraria e controllo elettronico non vanno letti allo stesso modo, anche se il principio di fondo è sempre quello di limitare il passaggio.

 

Gli errori più comuni

Gli sbagli più frequenti sono sempre gli stessi.

  • Scambiare il divieto di transito per un semplice senso vietato.

  • Ignorare il pannello sotto al cartello e fermarsi solo al simbolo principale.

  • Pensare che “eccetto residenti” o “eccetto autorizzati” valga anche senza titolo o permesso.

  • Credere che un varco ZTL funzioni come un normale cartello isolato.

  • Non distinguere tra violazione della segnaletica e violazione di una limitazione di circolazione prevista da ordinanza.

Un’altra confusione classica è con le violazioni semaforiche: qui non stai parlando del caso più noto dell’art. 146 comma 3, cioè la multa con il semaforo rosso, che ha una disciplina diversa e più pesante.

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Cosa conviene controllare prima di entrare

Quando trovi un divieto di transito, le tre domande giuste sono queste: il divieto vale sempre o solo in certi orari, riguarda tutti i veicoli o solo alcune categorie, e c’è una deroga espressa che ti riguarda davvero. Nelle strade urbane, soprattutto vicino a centri storici, aree pedonali, mercati, scuole o cantieri, è quasi sempre il pannello integrativo a fare la differenza.

 

FAQ sul divieto di transito

Il divieto di transito vale anche per i residenti?

Non automaticamente. Se sotto il segnale compare un pannello con una deroga, per esempio “eccetto residenti” o “eccetto autorizzati”, allora il divieto non vale per quelle categorie. Se il pannello non c’è, il segnale va letto nella sua forma piena.

Quanto si paga per un divieto di transito?

Dipende dal contesto. La violazione generale della segnaletica porta alla sanzione dell’art. 146 comma 2 da 42 a 173 euro; se invece il divieto rientra in limitazioni di circolazione disciplinate dagli articoli 6 o 7, gli importi possono cambiare e salire fino a 344 euro, oppure a 332 euro nei casi di ZTL e aree pedonali.

Divieto di transito e ZTL sono sinonimi?

No. La ZTL è un’area in cui accesso e circolazione sono limitati nel tempo o per categorie di veicoli, con segnaletica di varco specifica; il divieto di transito è invece un segnale prescrittivo che vieta il passaggio nel tratto interessato, salvo eccezioni indicate sotto.

Il cartello con scritto “proprietà privata” è valido?

Sì, in molti casi il divieto di transito viene completato da un pannello “proprietà privata” proprio per segnalare formalmente che l’area non è aperta al transito indiscriminato. Un Comune come Ravenna lo prevede espressamente nella propria modulistica e nelle istruzioni per l’installazione.

Perché questo segnale crea così tanta confusione?

Perché il simbolo è semplice, ma il suo significato reale dipende spesso dal pannello integrativo, dagli orari, dalle eccezioni e dal tipo di provvedimento che c’è dietro. Ed è proprio qui che si gioca anche la differenza tra una multa da semplice inosservanza della segnaletica e una sanzione collegata a ZTL o limitazioni di circolazione.

 

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